Decreto ingiuntivo

Sulla concessione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo in prima udienza.

La dottrina e la giurisprudenza maggioritarie affermano che il Giudice istruttore nell’esercizio del suo potere discrezionale di concedere l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, non deve limitarsi alla sola verifica del fatto che l’opponente abbia fondato l’opposizione su prova scritta o se questa sia di pronta soluzione ma deve

valutare come in ogni ipotesi di misura avente anche natura cautelare, attraverso la congiunta valutazione del fumus boni iuris e del periculum in mora. In tal senso la Corte Costituzionale ordinanza del 25 maggio 1989, n. 295.

In effetti, non va dimenticato che se da una parte l’art. 648 cod. proc. civ. determina la sostanziale inversione dell’onus probandi per cui avviene che sia l’opponente a dover provare che l’opposizione sia fondata su prova scritta, dall’altra parte la giurisprudenza di merito sulla scorta dell’insegnamento della Corte Costituzionale superiormente citata si è, però, orientata per un effettivo bilanciamento della inversione della prova ed ha al riguardo ripetutamente affermato che il Giudice istruttore, nella valutazione sulla concedibilità dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, debba accuratamente accertare anche la sussistenza o meno “del ragionevole fumus del credito vantato, nel senso che occorre indagare anche sull’esistenza di una prova “adeguata” dei fatti costitutivi del diritto vantato dall’opposto, secondo i canoni del giudizio ordinario di merito: tale “adeguatezza” si ha o quando la documentazione della fase sommaria ha valore di prova scritta anche nel giudizio di opposizione, o quando viene integrata da idonea ulteriore documentazione o, infine, quando non vi è stata contestazione dei fatti costitutivi da parte dell’opponente (cfr. in tal senso: Tribunale Pescara, 16 agosto 2013, n. 5482 in Redazione Giuffrè 2013; Tribunale Bari, 23 febbraio 2012 in Giurisprudenzabarese.it 2012; Tribunale Torino, Ord. 21 febbraio 2007 in Giuraemilia - UTET Giuridica on line sul sito“ www.giuraemilia.it ” ed in Corriere del merito 2007, 7 841; Tribunale Torino, Ord. 24 ottobre 2006 in Giuraemilia - UTET Giuridica on line sul sito “www.giuraemilia.it”; Corte costituzionale, 25 maggio 1989, n. 295 in Foro it.1989, I, 2391; Corte costituzionale, 04 maggio 1984, n. 137 in motivazione) così ha statuito il Tribunale Civile di Torino, ordinanza 22 dicembre 2016.

Conformemente è stato affermato da altra giurisprudenza di merito che “non può essere accolta quella interpretazione tendente all’accoglimento dell’istanza in questione sulla base della semplicistica considerazione della carenza di una prova scritta e della presumibile eccessiva lunghezza dei tempi di soluzione della causa, sol perché sarebbe di difficile individuazione il periculum (ciò in quanto essendo l’oggetto del giudizio il pagamento di una somma di denaro, non si sarebbe mai di fronte ad un pregiudizio irreparabile essendo sempre possibile un risarcimento per equivalente). Tale soluzione non appare essere condivisibile non fosse altro che per l’altrettanto semplice considerazione che il requisito di cui trattasi potrebbe essere facilmente rappresentato sia dalla precaria situazione patrimoniale del debitore, fatto che sarebbe idoneo a pregiudicare l’effettiva soddisfazione del creditore, sia dalla stessa necessità improrogabile di quest’ultimo di avere a disposizione la somma per cui procede per i motivi che possono essere i più vari (sempreché questi siano provati o perlomeno dedotti nelle difese)”. Tribunale Civile di Catania con ordinanza del 26 novembre 2014.

Ancora altre decisioni dei Tribunali di merito affermano che all’opposto si chiede la piena prova del credito, nonché – in analogia con quanto si richiede per l’ottenimento dei provvedimenti cautelari – il fumus boni iuris ed il periculum in mora. La provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, ai sensi dell’art. 648 c.p.c., può essere concessa in due diverse ipotesi dai presupposti fra loro autonomi e complementari e cioè 1. o quando il creditore opposto abbia fornito la piena prova dei fatti costitutivi del credito e risulti la probabile infondatezza delle eccezioni dell’opponente 2. o quando il creditore opposto, a prescindere dalla particolare certezza del credito, possa allegare e provare il periculum in mora che a lui deriverebbe dal ritardo nella decisione, qualificato dal fumus boni iuris del suo diritto (Trib. Catania 31 agosto 1992; conformi, tra le molte, Trib. Milano 1 agosto 1991, Pret. Vercelli 25 novembre 1993; conforme in dottrina, Mandrioli, Diritto processuale civile, vol. III, Torino, 2003, 40 nota n. 69).

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Obbligo di allegazione documentale dell'amministratore e diritti dei condomini. 

Con la sentenza n. 25693/2018 la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondoil quale l'amministratore, qualora convochi l'assemblea anche per l'approvazione di delibere attinenti a bilanci preventivi e/o consuntivi, non ha l'obbligo di allegare all'avviso di convocazione anche i documenti inerenti a detti bilanci da esaminarsi compiutamente in sede di celebrazione dell'assemblea; infatti, ad ogni condomino è consentito di esprimere il suo parere in seno all'assemblea stessa (non potendosi, poi, dolere della sua assenza volontaria, come verificatosi nel caso affrontato), fermo restando che ad ognuno dei condomini è riconosciuta la facoltà di richiedere allo stesso amministratore, anticipatamente e senza interferire sull'attività condominiale, le copie dei documenti oggetto di (eventuale) approvazione. Secondo gli ermellini discende quale corollario che, ove la menzionata facoltà non sia esercitata, il singolo condomino non può far derivare l'illegittimità della successiva delibera di approvazione in materia contabile per la sola mancata allegazione all'avviso di convocazione del rendiconto o del bilancio poi approvato e per la sola circostanza che egli non abbia inteso - per sua scelta - partecipare all'inerente assemblea, poiché, per effetto della successiva comunicazione della delibera approvata, egli ha il diritto di impugnarla per motivi che attengano alla modalità di approvazione o a profili contenutistici della stessa, ma non certamente per la sola omessa allegazione preventiva del documento (sul quale deliberare) all'avviso di convocazione dell'assemblea recapitato ritualmente al condomino.

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