La prova del contratto.

L'art. 2721 c.c la prova per testimoni del contratto.

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      La disciplina sostanziale della prova testimoniale contenuta nel codice civile, pone una serie di rigorosi limiti al suo libero utilizzo, tra cui quello fissato con l'art. 2721 c.c. I comma che di fatto esclude la prova per testimoni dei contratti quando il valore dell'oggetto eccede le lire cinquemila. Detti limiti secondo dottrina autorevole rappresentano la generale sfiducia che il legislatore ripone nello strumento probatorio della testimonianza, rispetto alla quale viene privilegiato il documento scritto. L'esiguo valore indicato nel I comma della norma in commento, in concreto comporta la pressoché generalizzata limitazione della possibilità di provare l'esistenza di un un contratto a mezzo di testimoni. La portata della norma, è però mitigata dal II comma dell'art 2721 c.c. che conferisce al giudice il potere di derogare al detto limite tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza. La Giurisprudenza di legittimità si è più volte soffermata sull'art. 2721 c.c. ed ha consolidato nel tempo alcuni principi di cui si deve tener conto allorché ci si trova a dover affrontare il tema dell'accertamento dell'esistenza di un contratto. Al riguardo la Corte di Cassazione ha precisato da una parte che i limiti di ammissibilità della prova testimoniale stabiliti dall'art. 2721 c.c. e seg., sono riferibili quando è in contestazione l'esistenza del contratto e non ci si riferisca meri fatti storici, sia pur connessi con la stipulazione dello stesso  (Cass. Civ. 15/07/2009, n. 16538, Cass. Civ. 24/05/2012, n. 8236.) e, da altra parte che il limite di cui al I comma della norma citata opera quando il contratto sia dedotto come fonte di reciproche obbligazioni tra le parti (Cass. Civ., 18/11/2005, n. 24395, Cass. Civ., 17/01/2002, n. 566).

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L'allegazione documentale. 

Con la sentenza n. 25693/2018 la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale l'amministratore, qualora convochi l'assemblea anche per l'approvazione di delibere attinenti a bilanci preventivi e/o consuntivi, non ha l'obbligo di allegare all'avviso di convocazione anche i documenti inerenti a detti bilanci da esaminarsi compiutamente in sede di celebrazione dell'assemblea; infatti, ad ogni condomino è consentito di esprimere il suo parere in seno all'assemblea stessa (non potendosi, poi, dolere della sua assenza volontaria, come verificatosi nel caso affrontato), fermo restando che ad ognuno dei condomini è riconosciuta la facoltà di richiedere allo stesso amministratore, anticipatamente e senza interferire sull'attività condominiale, le copie dei documenti oggetto di (eventuale) approvazione. Secondo gli ermellini discende quale corollario che, ove la menzionata facoltà non sia esercitata, il singolo condomino non può far derivare l'illegittimità della successiva delibera di approvazione in materia contabile per la sola mancata allegazione all'avviso di convocazione del rendiconto o del bilancio poi approvato e per la sola circostanza che egli non abbia inteso - per sua scelta - partecipare all'inerente assemblea, poiché, per effetto della successiva comunicazione della delibera approvata, egli ha il diritto di impugnarla per motivi che attengano alla modalità di approvazione o a profili contenutistici della stessa, ma non certamente per la sola omessa allegazione preventiva del documento (sul quale deliberare) all'avviso di convocazione dell'assemblea recapitato ritualmente al condomino.

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